L’arte di vivere

L’arte di vivere

“Non è felice chi non pensa di esserlo”.                           gioia

Pubblilio Siro

Ogni uomo che si trova sulla faccia della terra, è alla ricerca costante di quello stato emotivo di benessere che chiama serenità, felicità. Per tale condizione è disposto a tutto, ma per tale condizione spesso si affanna inutilmente tanto da complicarsi l’esistenza e ridursi a una misera vita intessuta di preoccupazioni, sofferenze, patologie. 

Cerca la felicità in luoghi dove è sicuro di non trovarla mai e si riduce ad essere come quell’uomo che vaga per mari, per monti, per valli, senza accorgersi che quello che cerca è dentro di lui e che solo gli può dare la pace. La serenità è data da un senso di appagamento generale che pervade gli ambiti più importanti della nostra esistenza: la percezione di se stesso con l’autostima, le relazioni affettive, le relazioni sociali, le realizzazioni lavorative. Ognuna di questa area ha una sua importanza, in quanto permette alla persona di sperimentarsi capace di fare delle esperienze gratificanti e di viversi in sano equilibrio con se stesso, con gli altri, con il mondo. È un equilibrio sottile e pervasivo che, dando importanza ai vari settori della propria esistenza, non ne trascura alcuno e non si lascia schiavizzare da nessuno.

In questo modo l’uomo vive godendosi la percezione di se stesso come “costruttore” della propria esistenza. Si sperimenta come un uomo che vale non in quanto possiede delle cose, ma in quanto è qualcuno e sperimenta modi nuovi e sempre più arricchenti di essere. Una delle trappole alla nostra felicità è quella di rimandarne l’inizio. Ci inganniamo dicendoci spesso che inizieremo a vivere e godere dopo, fra un mese, fra un anno.

“Dice il bambino: quando sarò un ragazzo grande. Ma poi? Dice il ragazzo: quando sarò una persona adulta. E poi quand’è adulto dice: quando sarò sposato. Ma sposarsi, dopo tutto cos’è? E il pensiero si trasforma in quando potrò andare in pensione. E una volta in pensione, volge indietro lo sguardo al passato; tutto ormai è perduto e non tornerà più. La vita, l’apprendiamo troppo tardi, sta tutta nell’attimo in cui si vive, nell’ordito di ogni giorno e di ogni ora”. (Stephen Leacock)

Le persone che sperimentano la gioia, la felicità di esistere, avvertono nel proprio corpo sensazioni positive, un’attivazione generale dell’organismo, un aumento del tono muscolare, minore fatica fisica, uno stato di attenzione focalizzata e concentrata. Esse sono più spontanee e libere nelle relazioni sociali, sono più ottimiste e positive nell’affrontare le difficoltà, vedono il mondo circostante con più colori, sorridono con più facilità e più spontaneità.Chiunque di noi può sperimentare tale gioia e felicità. Non serve essere dei superman o dei santi taumaturgici. Basta solo che ciascuno abbia la capacità di aprirsi alle novità della vita e a coglierne le perle. Diceva Marcel Proust “La vera ricerca non consiste nel trovare terre nuove, ma nell’avere occhi nuovi!”.

Un’altra trappola che miete molte vittime illustri è quella di pensare che al mondo si nasce fortunati o sfortunati e che la gioia e la felicità sia per i fortunati. È una maniera per non prendersi mai sul serio e prospettarsi la vita serena come una manna che deve calare dal cielo, come un fattore esterno mai controllabile. Invece è lì nelle piccole cose giornaliere, nelle piccole azioni che si compiono, nei semplici comportamenti, che si costruisce la nostra vita superando tutte le difficoltà che si incontrano. Dobbiamo constatare che al mondo, qualsiasi strada si percorre, qualsiasi scelta si faccia, qualsiasi decisione si assumi, si troverà sempre delle difficoltà, inciampi. Non esiste, infatti, una strada senza alcun intralcio. Ma la differenza tra una persona e l’altra è nel trovare le modalità di superarli. La felicità, infatti, non è assenza di difficoltà, ma atteggiamento positivo di fronte ad esse.

Si racconta che un ricco industriale del nord rimase inorridito trovando il pescatore del sud pigramente sdraiato accanto alla sua barca a fumare la pipa. “Perché non sei in mare a pescare?”, gli chiese l’industriale.

“Perché ho preso abbastanza pesce per oggi”, disse il pescatore.

“Perché non ne prendi più di quanto te ne serve?”, chiese l’industriale.

“Cosa ne dovrei fare?”, domandò il pescatore.

“Potresti guadagnare più soldi”, fu la risposta.

“Così potresti dotare la tua barca di un motore. Allora potresti

spingerti in acque più profonde e prendere più pesce. Allora avresti

abbastanza soldi per comprare reti di nylon. Queste ti frutterebbero

più pesce e più soldi. Ben presto avresti abbastanza denaro

per possedere due barche… magari un’intera flotta di barche.

Allora saresti un uomo ricco come me”.

“Cosa farei allora?”, chiese il pescatore.

“Allora potresti sederti e goderti la vita”, rispose l’industriale.

“Cosa pensi che stia facendo in questo preciso momento?”, disse il pescatore soddisfatto.

Per essere più precisi e concreti nei confronti del lettore che desidererebbe delle modalità di serenità consigliamo:

  • Evitare di attribuirsi interamente le responsabilità degli eventi spiacevoli che ci capitano.
  • Frequentare la compagnia di persone serene e felici.
  • Evitare di confrontarsi con gli altri per il lavoro, per la salute, per le caratteristiche. Nel confronto ognuno tende a sopravalutare gli altri e a sminuire i propri meriti.
  • Individuare le cose che ci piacciono o di cui siamo orgogliosi nella nostra vita.
  • Evitare di trarre conclusioni generali dagli insuccessi.
  • Curare il corpo e l’abbigliamento per non lasciarsi andare
  • Fare esercizi fisici.
  • Fare piccoli progetti realizzabili che grandi e irraggiungibili.
  • Trarre dagli sbagli insegnamenti per crescere.

Oggi la mancanza di gioia e felicità non è vissuta come un fenomeno dovuto a eventi sociali od oppressioni (guerre, catastrofi, lotte tra etnie), ma a situazioni del tutto personali, a mancanza di capacità di cogliere il positivo in tutto quello che si fa e si vive.

Se vogliamo fare un raffronto tra i sessi, notiamo che la donna si sente infelice quando si percepisce poco amata o poco consona al ruolo tradizionale che le compete. Viversi come sposa e madre le è stato sempre prospettata come fonte di felicità, e l’impossibilità di accedervi o viverla pienamente, la porta a percepirsi come incompleta.

Gli uomini, invece, più che agli aspetti affettivi, si sentono molto sensibili alle realizzazioni professionali come indice di felicità e successo. Ma sia gli uni che gli altri se rimangono prigionieri dei loro ruoli tradizionali, si sentiranno deprivati e vivranno senza la pienezza delle loro vite.

L’essere gioioso e felice è la capacità di cogliersi nuovo ogni giorno; di assaporare tutto quello che la esistenza ci dona; di superare i confini stretti e angusti di una cultura e di avere un atteggiamento duttile e incantato nei riguardi della vita che ci corre incontro per inebriarci. Appunto perché siamo posseduti dalla felicità non la possiamo definirla, ma solamente viverla; l’uomo felice non sa di essere felice, ma si sente felice. La felicità più che essere il raggiungimento di un obiettivo, di un desiderio, è la realizzazione di se stesso come rapporto di “giusta misura” tra il fruire di tutto ciò che è ottenibile e non desiderare ciò che invece è irraggiungibile. La si sperimenta non tanto nello assoggettarsi ai desiderata degli altri che contornano la nostra vita, ma nella piena accettazione di sé che Nietzsche ha mirabilmente sintetizzato in “Diventa ciò che sei!”.

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2 thoughts on “L’arte di vivere

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