I bambini imparano ciò che vivono

I bambini imparano ciò che vivono

I bambini imparano ciò che vivono.

Se un bambino vive nella critica impara a condannare.

Se un bambino vive nell’ostilità impara ad aggredire.

Se un bambino vive nell’ironia impara ad essere timido.

Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.

Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.

Se un bambino vive nell’incoraggiamento impara ad avere fiducia.

Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.

Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.

Se un bambino vive nell’approvazione impara ad accettarsi.

Se un bambino vive nell’accettazione e nell’amicizia impara a trovare

l’amore nel mondo”. (Dorothy Law Nolte)

Riflessioni educative per genitori 438375_genitori-famiglia-felice

La poesia esprime con semplicità un principio pedagogico: i più piccoli apprendono solo dalle esperienze condivise con adulti significativi. L’educazione è una forma di apprendistato pratico della vita. Il primo stadio dell’educazione passa attraverso gli occhi e si forma concretamente attraverso l’atmosfera familiare: non è mai questione di “prediche” o insegnamenti astratti. I bambini sono come spugne, assorbono tutto quello che facciamo e diciamo. Imparano da noi in ogni momento, anche quando non ce ne rendiamo conto.
Quello che la dottoressa Dorothy Law Nolte afferma è che l’ambiente e il modello emotivo della famiglia formano le strutture di base della persona dei figli.
La maggior parte delle madri e dei padri vogliono realmente essere amorevoli, comprensivi, 
disponibili, sinceri e giusti con i propri figli, ma non sempre ci riescono.

Manca loro una vera e propria abilità educativa, acquisita con le dovute conoscenze, competenze relazionali ed esperienze affettive. La loro preparazione sui metodi e sulle tecniche d’interazione, comunicazione e disciplina è quasi sempre approssimativa, e la loro relazione con i figli si basa su esperienze personali di vita e su modelli desunti dai propri genitori. La fretta e le preoccupazioni materiali, poi, bruciano anche le migliori intenzioni di rapportarsi con loro in maniera congrua ed emancipante. Non esistono certo dei genitori che si sveglino la mattina e dicano alla consorte: “Ecco, ho pensato a quattro modi fantastici per distruggere l’autostima del piccolo Marco: giudicarlo, deriderlo, farlo vergognare e non dirgli la verità”. Nessuno decide di ferire apposta i suoi bambini, eppure spesso i genitori fanno proprio questo, anche se non è loro intenzione.

La poesia inizia con sette momenti potenzialmente distruttivi che rischiano di condizionare la personalità dei figli. Si parte dalle critiche. È l’atteggiamento più frequente e si manifesta sotto forma di rimproveri, lamentele croniche e brontolio continuo. Non porta mai soluzioni e i bambini cominciano a pensare che il modo normale” di reagire ai problemi sia quello di lamentarsi. Sempre più diffusi sono anche i climi familiari carichi di ostilità, rabbia repressa, paura e aggressività. La nostra cultura ci fornisce moltissimi

esempi di violenza e di lotta; altrettanto fanno la scuola, la strada, il quartiere. I bambini assistono impotenti ai continui litigi tra genitori, tra compagni, tra avversari e metabolizzano il tutto come modalità usuale e spontanea di vincere sull’altro. Vivere in un’atmosfera aggressiva fa sentire i bambini vulnerabili e influenzabili negativamente. Alcuni reagiscono diventando violenti e attaccabrighe, altri diventano apprensivi e insicuri.

figliLa pietà, la commiserazione, il ridicolo e la vergogna sono la faccia buia del crescere; umiliano la persona e la fanno sentire come insignificante e diversa. Tutti qualche volta siamo oggetto di canzonature o sarcasmo. I bambini devono assolutamente imparare che è possibile sbagliare, senza che questo diventi un giudizio sulla loro persona. I genitori possono loro donare il regalo più bello: fare della casa un porto sicuro, in modo che i figli possano contare sul fatto che c’è almeno un posto dove possono essere semplicemente loro stessi, liberamente. È questa la via per neutralizzare un altro sentimento distruttivo: la gelosia che porta all’invidia, alla competizione e al confronto continuo.
I genitori 
devono imparare ad apprezzare ciò che è unico in ogni bambino e aiutare i figli a valutarsi, ad accettarsi e a crescere con una buona immagine di sé.
Il lettore, analizzando questa poesia, penserà che tutto ciò è avvincente ma difficile a realizzarsi. Questa percezione fa parte della prima impressione che lascia subito il posto a una constatazione che “tutto è difficile prima di diventare facile”. È la storia della nostra vita. La riflessione su questa poesia ci porta a constatare che ciascuno di noi ha sempre lamentato una mancanza d’attenzione e congrua cura da parte dei nostri educatori, ma anche un desiderio sottile e persistente che ci fosse più riconoscimento e apprezzamento per le nostre positività. Non sono state le dotte disquisizioni di pedagoghi, le roboanti prediche del prete del paese, o le insistenti osservazioni dei genitori ad incidere nella nostra

vita, quanto i loro comportamenti, esempi, che ci hanno avvinto, trascinato in altrettanto azioni imitative. Abbiamo appreso, imparato e ci siamo evoluti venendo a contatto con persone significative che ci hanno guidato più con la forza dei loro esempi che con quelle delle loro parole. La vera trasformazione e i cambiamenti duraturi e qualitativi, infatti, sono stati quelli che hanno toccato il nostro cuore, la nostra mente e perciò il nostro agire. “La parola persuade, ma l’esempio trascina!”.

I genitori più che stilare regole e comportamenti, farebbero bene a vivere intensamente e serenamente la loro vita con la certezza che se sono sereni, anche i figli saranno sereni; se sono felici anche i figli saranno felici; se sono rispettosi anche i figli avranno più facilità ad esserlo; se sono religiosi anche i figli avranno esempi concreti e luminosi di spiritualità; se sono amanti della natura anche i figli potranno diventarlo; se fonderanno la loro vita sull’onestà anche i figli ne saranno positivamente influenzati.

Spesso ci sembra che i figli, nel periodo adolescenziale, facciano di tutto per assumere atteggiamenti, comportamenti, linguaggi,in aperto contrasto con quello impartito dai genitori. Bisogna capire e accettare tale fase evolutiva come periodo di passaggio e continuare a fornire esempi e mete positive onde facilitare, in seguito, il ritorno a stili di vita consoni al loro sano sviluppo. I genitori diventano, così, come dei porti sicuri e stabili dove le barche possono ormeggiare, ritornare e salpare verso il mare aperto con la certezza che sempre e in qualsiasi momento c’è il porto con la sua stabilità e sicurezza. Nessuno di noi può avere la certezza di un futuro ottimo perché “il futuro è nelle mani di Dio”, né la capacità di poter cambiare il proprio passato perché “il passato è passato “, può solo vivere intensamente il proprio presente. Ma se vive il proprio presente con impegno e armonia significa che ha allontanato da sé le ombre del proprio passato e sta preparando un avvenire altrettanto denso di serenità. Così avviene nel rapporto con i nostri figli. Adoperandoci a vivere onestamente e con duttilità il nostro rapporto con loro, eliminiamo le scorie, le imperfezioni del passato e costruiamo indirettamente la base per un futuro stabile e carico di positività. Bisogna solo volerlo e raggiungerlo con determinazione e costanza, com’è la storia di tutte le grandi conquiste dell’uomo. I disagi psicologici che i nostri bambini possono accusare sono : 

Avere genitori che si trasformano in fratelli/amici.

Spesso i genitori per farsi accettare e per dimostrare il loro grande amore, abdicano al loro ruolo di guida e si propongono come amici e fratelli. In questo modo perdono la loro autorevolezza e arrecano maggiore insicurezza nei figli che necessitano di punti fermi e chiari. Possiamo e dobbiamo essere dei genitori attenti e affettuosi, ma non per questo alla stregua dei compagni di gioco o degli amici. Essi parteggiano tra di loro e si sostengono vicendevolmente, specie quando vogliono ottenere dei permessi e delle licenze; i genitori,invece, devono saper valutare, riflettere e saper prendere delle decisioni che qualche volta possono dispiacere ai figli. Queste modalità di guida permettono ai figli

di cominciare a costruirsi gli “anticorpi”alle sofferenze e alle difficoltà della vita e a distinguere tra richieste ed esigenze. Le prime possono essere modificate o disattese, le seconde, invece, devono essere soddisfatte o prese in considerazione in quanto espressioni di esigenze che devono soddisfare la persona. 

Avere genitori assenti/distratti

Assorbiti dai loro quotidiani e pressanti impegni, alcuni genitori tentano di tacitare i loro sensi di colpa e la loro poca incidenza educativa verso i figli, dicendo troppi sì e pochi no e comprando loro mille giochi. I sì servono per non essere sfiancati dalle pressioni dei figli, i regali,invece, fungono da “guiltmoney” secondo una felice espressione americana. È la compensazione monetaria, di giochi, di oggetti materiali, di inutili cianfrusaglie, a un’assenza quantitativa e qualitativa del ruolo genitoriale. Quasi per farsi perdonare dai bambini e dalla propria coscienza,essi elargiscono soldi, regali, permessi senza alcun progetto educativo. Basta riempire il figlio di mille cose, giacché non lo si fa con l’affetto l’amore, la complicità di una continua e costante presenza educativa. La situazione viene amplificata nei contesti dove si è dissolto un matrimonio, un’unione e dal disagio che tali rotture provocano nei figli, costretti a dover trasmigrare, con la valigia in mano, da un genitore all’altro, da una casa all’altra. Ogni genitore sarà indotto, inconsapevolmente, a farsi vedere migliore dell’altro, a farsi perdonare per il disagio e la sofferenza arrecata, ricorrendo facilmente alla donazione di oggetti materiali, perché visibili e quantificabili. I figli avranno le stanze piene di regali, ma il cuore vuoto delle relazioni significative con i propri genitori.
Soffrire di solitudine shutterstock_1162788011-900x657

Poco tempo fa, l’eventuale assenza dei genitori incideva meno negativamente nello sviluppo psico-affettivo dei figli perché veniva sostituita da varie figure alternative che fungevano da contenitori affettivi,come potevano essere i nonni, i parenti, gli amici, i compagni di gioco. Tutto ciò era agevolato dal contesto socio-culturale, dalla disponibilità di potersi incontrare nei cortili, per le strade, nei circoli e nelle vicinanze della parentela. Ci si fidava maggiormente del contributo diretto e indiretto della comunità ’appartenenza e del vicinato come agente di coeducazione per i propri figli e altrettanto avveniva per quelli degli altri. C’era quasi uno scambio di funzioni pedagogiche e i figli

crescevano attorniati da varie figure significative. Oggi, invece, a causa dei pericoli del traffico automobilistico, per paura di poter incontrare delle persone male intenzionate, per l’assenza delle relazioni con i vicini di casa, i genitori preferiscono che i loro figli stiano ipnotizzati davanti alla TV, al computer, ai videogiochi. Essi si sentono più tranquilli nel sapere che, in loro assenza, i propri figli rimangono chiusi in casa, anche se soli, annoiati o persi dietro la realtà virtuale del mondo della tecnologia. Tutto ciò ha causato un aumento della solitudine, della noia esistenziale e della ricerca di un diversivo che possa sedare il senso di insoddisfazione e assenza di relazioni interpersonali. I figli si ritrovano a dialogare con i personaggi dei videogiochi o della propria fantasia anziché con i propri genitori o i compagni di pari età. Il confronto con la realtà di tutti i giorni è rimandato

ad altri momenti posticipandone l’esperienza diretta e la conseguente maturità evolutiva. La conseguenza di uno stile di vita avulso dal contesto reale ha esplicitato quanto segue. Un giorno un gruppo di bambini fu condotto a visitare l’aeroporto di Bolzano per fare un’esperienza e un giro con gli aerei. Agli istruttori posero diverse domande: “Se atterra un’astronave, cosa fate? se scoppia la pista come possono decollare gli aerei? se l’aeroporto viene attaccato dai marziani…?”. Il personale di bordo esterrefatto rispose:“Ma in quale mondo vivete?”. Sicuramente nel mondo dei cartoni animati, dei videogiochi, del mondo virtuale e non reale! Vivono in questo modo non solo perché attratti dalla TV, ma perché costretti a stare da soli in casa e a cibarsi solamente di virtualità, immaginazioni, affascinazioni e poco senso reale e sociale degli eventi. È come se vivessero in un

mondo tutto loro che niente ha a che fare con la vita reale che poi incontreranno o con la quale si scontreranno. Per tutti questi motivi, oggi dobbiamo accusare che 10.000 bambini muoiono ogni anno in Europa per incidenti in casa o sulle strade; 30.000 bambini restano handicappati a causa dello stesso tipo di incidenti e 20.000 restano feriti. Tali dati ci inducono a pensare quanto siano importanti le figure genitoriali con le loro cure e la loro presenza. Avere dei genitori ai quali riferire quanto succede durante la giornata, alimenta la trasparenza dei rapporti e si evitano parecchie esperienze negative che possono segnare tragicamente la vita dei figli. 

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