Agorafobia: caratteristiche e cura

Agorafobia  agorafobia: dr. Stefano Di Carlo

Lo specifico di tale disturbo è la paura di allontanarsi da casa propria per andare verso luoghi lontani, affollati; frequentare spazi ampi, località sconosciute; viaggiare in autobus, macchina, treno, autostrade, con la paura di rimanere intrappolati ed incapaci a gestire un’eventuale crisi panica. Le paure dell’agorafobico possono essere ancora più sottili delle precedenti: rimanere da soli in casa, fare la fila in un supermercato, trovarsi dentro un aereo che non decolla.

Il termine deriva da “agorà” che in greco significa mercato, piazza, riunione, assemblea, e fu usato dallo psichiatra tedesco Westphal nel 1871 per descrivere l’angoscia che prende alcune persone quando devono stare/attraversare luoghi pubblici, strade, grandi piazze.

L’agorafobia è un disturbo più grave e disabilitante rispetto alle fobie semplici e a quelle sociali, in quanto riesce ad invadere molti aspetti della vita personale e a fungere da fattore limitante per lo sviluppo esistenziale e professionale.

L’età media della comparsa dell’agorafobia è situata tra i 18 e i 35 anni di età e i due terzi degli agorafobici appartengono al sesso femminile. Nell’ansia generalizzata, invece, non esiste una tale disparità tra maschi e femmine, in quanto essa può colpire entrambi indistintamente.

L’agorafobia si manifesta, in genere, dopo un attacco di panico che è comparso quando si è stati lontani da casa. Il primo desiderio, dopo la crisi, è quella di dirigersi verso un luogo sicuro, un amico, casa propria. Si installa, allora, la paura che la crisi possa ripetersi in luoghi lontani, vasti o affollati e che è preferibile non allontanarsi da casa, pena il rischio di rimanere disintegrato, intrappolato, in balia di sconosciuti ed eventi incontrollabili.

 agorafobia: dr. Stefano Di CarloQuando, invece, l’attacco di panico è avvenuto in casa, si rafforza l’idea che è meglio rimanere nei paraggi dei luoghi conosciuti per essere pronti e scattanti nei momenti di crisi. Sia nell’uno che nell’altro caso la paura di allontanarsi la fa da padrone e l’agorafobia si installa nella mente e nel cuore della persona. In questo modo, si rimane schiavi del fantasma dell’attacco di panico lontano dai luoghi e persone care e protettive. 

  • Catteristiche dell’agorafobia
    Le caratteristiche e le condizioni che incutono paura, possono essere variegate e per certi aspetti opposti e contrari. C’è chi è angosciato ad andare in strade deserte o nel periodo in cui i negozi sono chiusi; c’è chi non sopporta le ore di punta o i luoghi affollati; c’è chi ha difficoltà ad avventurarsi a uscire di casa all’imbrunire o di notte, c’è chi invece preferisce le ore buie per non farsi notare ed eludere gli altri; c’è chi guida per ore ed ore con la propria macchina ma esclude categoricamente i mezzi pubblici e c’è chi non sopporta di stare seduto di dietro neanche per un solo chilometro; c’è chi è atterrito dagli spazi ampi e aperti del panorama e si sente più rilassato quando ha una parete protettiva laterale e c’è chi è angosciato dalle scoscese rocce che delimitano il percorso stradale; c’è chi preferisce, per gli spostamenti, l’autostrada onde arrivare subito e chi predilige le strade nazionali per avere l’opportunità di fermarsi o cambiare percorso. Ad ognuno la sua caratterizzante paura!
    L’aspetto rilevante in questa forma di paura è la ricerca costante di una compagnia, di una persona fidata, di un animale domestico, di un talismano. Si vuole avere la certezza di non “perdersi” nel vasto oceano della vita e di programmare la possibilità di ricevere un aiuto, un soccorso. Ciò dà sollievo e permette l’eventuale escursione lontano dai propri amati e sicuri luoghi. Il disturbo se lo “costruisce” e se lo “amplifica” la stessa persona quando comincia a ricamare scenari tragici di vedersi imbottigliato nel traffico cittadino o nella fila del supermercato, di perdere il controllo della macchina in autostrada, di rimanere incastrato in ascensore o in una porta girevole, di sentirsi male e non poter essere aiutato o soccorso da qualche conoscente.

    Chi soffre di agorafobia, pertanto, sviluppa due caratteristiche invalidanti:  agorafobia: dr. Stefano Di Carlo
    – una percezione catastrofica rivolta agli eventi che sta affrontando, nei quali si percepisce possibile vittima predestinata e bisognosa di aiuto, protezione e soccorso, (i ponti possono crollare, la galleria può causare soffocamenti, la macchina può sbandare, gli ascensori possono bloccarsi, l’aereo può non erogare ossigeno).
    – la sensazione di sentirsi “intrappolato” “costretto”, “stipato” in luoghi, situazioni dai quali gli è difficile il ritorno a casa o l’accesso alla figura protettiva di sua elezione. 
     Preso tra queste due paure, l’agorafobico o evita tutto ciò che gli potrebbe suscitare angoscia, oppure si programma un ambiente circostante protettivo con delle figure di amici/parenti sempre pronte e disponibili al soccorso.

    Agorafobia: il controllo
    Il bisogno dell’agorafobico è il “controllo” che vuole avere su tutto: reazioni psicofisiologiche, luoghi, situazioni, soccorritori. E’ come un direttore d’orchestra che, in contemporanea, vuole tenere sotto controllo se stesso, gli orchestranti, il palcoscenico, le porte d’accesso e di fuga, i numeri telefonici delle ambulanze, i sistemi di allarme del teatro e in più la macchina, con il motore acceso, pronta per un’eventuale fuga! 
    L’altra modalità inefficace è quella di “evitare” luoghi, situazioni che gli incutono paura e che possono sembrare forieri di attacchi di panico. 
    Le due tentate soluzioni, evitare ogni situazione temuta e la programmazione dell’eventuale soccorso diretto o indiretto, però, non risolvono il problema, non annullano la paura, ma anzi la fanno persistere e la fanno radicare nella sua vita.                              

    Il paziente agorafobico, inoltre, settimane prima di intraprendere un viaggio, si pone in uno stato di tensione, agitazione, a tal punto da “costruirsi” l’attacco di panico o ad avere enormi difficoltà a realizzare il suddetto viaggio. Se lo stesso, invece, fosse inaspettato, improvviso, sarebbe affrontato con maggiore tranquillità e decisione.  Lo stress dell’attesa fa sì che il paziente mette in atto un’ansia anticipatoria dell’evento, sconvolgendo le reazioni fisiologiche e smorzando ogni entusiasmo ad intraprendere qualsiasi iniziativa.
    Agorafobia: la psicoterapia agorafobia: dr. Stefano Di Carlo
    Le strategie più efficaci per debellare l’agorafobia sono:

    ►Stratagemma dello “ spegnere il fuoco aggiungendo legna”; ovvero l’ingiunzione paradossale di autoprescriversi, per mezz’ora al giorno, di pensare volontariamente ed esageratamente alle proprie paure, per sperimentare l’effetto paradossale dell’annullamento di esse. Ciò, per il fatto stesso che autoprescrivendosele, sono diventate “controllabili, volontarie e innocue” rispetto a prima che sembravano incontrollabili, involontarie,  ingestibili e pericolose. Il paziente è costretto a guardare negli occhi la paura e questa si trasforma in coraggio.
    ►Blocco della richiesta del  supporto  e della compagnia del “benefattore”. In questo modo il paziente prende consapevolezza della propria forza e sicurezza.  
    ►Blocco degli evitamenti di tutte le situazioni che suscitano paure. Il messaggio che si vuole veicolare con questa strategia è quello di far “sentire” al paziente che più scappa dal problema, più esso si ingigantisce; più evita quello che teme e più si reputa incapace a superarlo. 
    ► Esposizione al problema in maniera graduale, costante e ripetuta nel tempo.

    L’efficacia di essa consiste nel far sperimentare al paziente che egli è capace ad affrontare e superare le sue paure e di “calmare” la sua iniziale ansia. Tale esposizione deve essere attuata senza alcun aiuto o compagnia, altrimenti si rischia di vanificarne l’efficacia. 

     

     

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