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I disturbi alimentari sono delle patologie che riguardano il comportamento delle abitudini alimentari e l’eccessiva preoccupazione per il proprio peso e le forme corporee.

I principali disturbi alimentari sono: anoressia, bulimia, binge eating, obesità.

 I disturbi alimentari insorgono prevalentemente durante l’adolescenza  dove risulta forte l’attenzione al proprio corpo e alle sue forme e riguarda per lo più il sesso femminile. Le persone che presentono tali disturbi alimentari si dibattono tra periodi di digiuno o restrizione alimentare, grandi abbuffate, dove si perde il controllo, vomito autoindotto o assunzione di lassativi ed eccessiva attività fisica con l’intento di perdere peso. 

Cause: i fattori che concorrono a tali disturbi alimentari sono: fattori predisponenti ( bassa autostima, perfezionismo, difficoltà interpersonali, desiderio di magrezza e scontentezza del proprio corpo); fattori precipitanti ( lutti, abusi sessuali, abbandoni relazionali, cambio di dimora, difficoltà scolastiche); fattori di mantenimento ( digiuni, crisi bulimiche, lassativi).

dieta_iperproteicaTerapia: Una terapia efficace, pertanto, non deve considerare solamente il valore nutrizionale del cibo, ma anche l’aspetto del coinvolgimento in esso del piacere, delle paure rispetto alla propria immagine corporea e dei messaggi lanciati alle persone più vicine.

Oggi, con le nuove terapie e con i nuovi studi approfonditi del fenomeno, si possono dare buone garanzie di successo (81% di esiti positivi con trattamenti di 20 sedute all’incirca) sui disturbi alimentari.

La mia terapia con simili disturbi è di tipo individuale e non di gruppo, per essere più efficace a livello di strategie, di relazione empatica e di comunicazione persuasiva. Qualora tali disturbi alimentari coinvolgano anche i genitori, usufruisco del loro contributo assegnando dei compiti che ne favoriscano la collaborazione e il raggiungimento del comune obiettivo.

 

Disturbi alimentari: Anoressia

anoressia-malattia-contagiosaAnoressia deriva dal greco (anorexia) e significa mancanza di appetito, ma la vera patologia consiste nel desiderio eccessivo di essere magra. L’anoressia è connotata dalla riduzione progressiva dell’alimentazione sino al completo rifiuto del cibo. Essa insorge gradatamente e non traumaticamente, all’improvviso. Non si diventa anoressici da un giorno all’altro ma attraverso un processo graduale di astinenza alimentare che conduce al rifiuto del cibo, pur avendo fame.

Tale continuo controllo del cibo per essere magre, belle e conforme ai canoni estetici, sortisce l’effetto che il controllo diventa eccessivo, ossessivo e qualche volta porta fin davanti l’uscio della morte.L’ossessione della magrezza al fine di una maggiore desiderabilità estetica, si trasforma in una irrefrenabile compulsione all’evitamento alimentare, di cibi ipercalorici, o presunti tali.

Il dimagrimento risulta evidente agli altri, mentre non esiste per la paziente. In contemporanea all’evitamento del cibo, si manifesta una rinuncia alla vita sociale e a qualunque piacevole attività. L’anoressica ha indossato una sorta di armatura che la protegge dalle sensazioni, ma che la imprigiona nel suo stesso controllo.

All’interno della ricerca/intervento si sono evidenziate due tipologie di anoressiche:la sacrificante e l’astinente. La prima si prende carico di un problema familiare, sviluppando un disturbo psicologico e fungendo da capro espiatorio,spostando l’attenzione dai problemi della famiglia a quello suo con il cibo.

anoresia-nervosaLa seconda denota una difficoltà a controllare le proprie emozioni e a gestirle.Mediante l’astinenza riesce a provocare una reale e progressiva anestesia percettiva ed emotiva. L’astinenza non riguarda solamente il cibo, ma tutto ciò che emozionalmente la possa coinvolgere,poichè ha paura di perdere il controllo.

La terapia efficace dovrà saper evidenziare il differente sistema percettico/reattivo di ciascuna tipologia e saper introdurre dei piccoli cambiamenti percettivi-emotivi-comportamentali che riescano a distruggere la corazza anestetizzante e a superare la paura sottostante al disturbo anoressico. Anche se il lavoro terapeutico si presenta molto impegnativo, a causa delle paure invalidanti delle anoressiche, si può garantire una percentuale di guarigione del 60%.

Disturbi alimentari:Bulimia

bulimiaLa bulimia è quel disturbo caratterizzato prioritariamente dall’irrefrenabile compulsione a mangiare, dovuta non tanto alla fame quanto al desiderio sfrenato della consumazione del cibo.

Le persone affette da questo disturbo possono giungere a mangiare la qualsiasi cosa per il piacere di ingozzarsi; alcune preferiscono assumere, prevalentemente, cibi dolci, altre cibi salati. 

Le bulimiche esprimono una grande fragilità emotiva e una sfrenata tendenza ad abbuffarsi. Tale tendenza è connotata da un piacere incontrollabile nel mangiare e da una conseguente paura di perderne il controllo. La loro tentata soluzione inefficace non si basa sull’astinenza, ma sullo sforzo non riuscito di controllare la loro “fame da bue”.

La ricerca ha evidenziato diverse tipologie di bulimiche:
cura-alimentazione-incontrollata-torinoLa bulimica boteriana, rappresentata da quei soggetti, tanto maschi che femmine,ingrassati a tal punto da apparire come le famose immagini di Botero. Questi giungono in terapia per problemi di salute che impongono loro la perdita di peso.
La bulimica da effetto “carciofo” in quanto in sovrappeso, esteticamente non gradevoli, rappresenta una sorta di protezione da sofferte problematiche affettivo-relazionali.

La bulimica yo-yo rappresentata da quei soggetti che alternano periodi di dieta nei quali perdono tanti chili, a periodi successivi di alimentazione sfrenata. La loro è un’alternanza tra controllo e perdita di controllo. 

In tutti questi casi si garantisce un’elevata percentuale di guarigione dell’83%, attuando degli stratagemmi che sappiano aggirare le paure, soddisfare il desiderio della piacevolezza del cibo e rimuovere problemi affettivi sottesi allo stesso disturbo.

Disturbi alimentari: Vomiting

bigstock-Young-teen-woman-vomiting-in-t-130353411La sindrome da vomito si presenta come una patologia a se stante in quanto da semplice comportamento espulsivo della quantità abnorme di cibo ingurgitato, si è trasformato in una perversione del piacere del mangiare/vomitare.
 Le vomitatrici non sono semplicemente delle persone anoressiche/bulimiche che utilizzano il vomito per liberarsi dal cibo ingurgitato, ma esse rappresentano una nuova qualità emergente nel panorama psicologico. A forza di mangiare e vomitare, tale ripetuto comportamento è diventato il vero problema, in quanto ha assunto una connotazione di piacevolezza.

La sindrome da vomito, pertanto,non avviene per il controllo del peso, ma come compulsione al piacere del mangiare-vomitare. Per tale motivo tale disturbo necessita di altre e più raffinate strategie terapeutiche, differenti da quelle utilizzate per l’anoressia e la bulimia.

Dalla valutazione empirica delle centinaia di soggetti studiati/trattati, sono emerse alcune varianti di vomitatrici:

– persone trasgressive inconsapevoli.

– persone trasgressive consapevoli e compiaciute.

– persone trasgressive consapevoli ma pentite.

Le prime sono schiave del piacere rituale del mangiare e vomitare, senza aver realizzato che esso sia un surrogato di attività erotica;

le seconde, di solito, non hanno alcuna intenzione di interrompere tale rituale che si è trasformato in un “amante segreto” da custodire;

le terze, consapevoli e schiave dell’irrefrenabile compulsione, vogliono essere aiutate a liberarsi dall’ammorbante sintomo. 
 
Il trattamento del vomiting ha dei risultati di efficacia/efficienza all’83%, a patto che il professionista abbia individuato il tipo di piacere (consapevole/trasgressivo/pentito) che sottende allo stesso comportamento e abbia elaborato delle strategie che riescano a sovvertirne la compulsione. 

A tutte le persone affette dai disturbi del comportamento alimentare ricordiamo che ” il limite di un piacere è rappresentato da un piacere più grande o dalla sua trasformazione in sgradevole tortura”.

 

Disturbi alimentari: Binge-eating

Il binge-eating disorder si caratterizza dalla crisi bulimica senza però alcun comportamento espulsivo come il vomito o l’assunzione di lassativi. E’ una tipologia di disturbo basata sull’alternanza tra prolungati e sofferti digiuni e grandiose abbuffate. Mentre nelle altre forme di disturbo alimentare, all’abbuffata seguiva una pratica di espulsione (vomiting, lassativi, eccesso di esercizio fisico) in questa segue un lungo digiuno.

La  pratica del ritardare il contatto con il cibo, però, sortisce l’effetto di renderlo desiderabile e irrinunciabile; in questo modo si perpetua il rito dell’abbuffata e del digiuno, alimentandosi vicendevolmente.

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I pazienti tentano di gestire l’abbuffata segretamente e in maniera solitaria, ma dopo un po’ ne perdono il controllo e si lasciano andare a sempre più frequenti e abbondanti abbuffate “il piacere diventa lo scoglio sul quale l’essere umano corre a naufragare”. 

I pazienti del binge-eating sono resistenti alla terapia perché tentano di controllare o manipolare la stessa cura. Lo sblocco del disturbo si ha con strategie costruite ad hoc sulla persona in grado di sovvertire il circolo vizioso di digiuni e abbuffate.  SAPPI CHE TI POSSO AIUTARE A RISOLVERE QUESTI PROBLEMI!!!

 

Disturbi  alimentari: Le diete

Tutte le diete costringono a limitare o eliminare del cibo. Ogni giorno ne spunta una nuova e sempre con il fascino della novità. All’inizio funziona, ma a medio e lungo termine risulta inefficace.
La persona,infatti,fa fatica a mantenerne l’osservanza nel tempo, perché quasi tutte le diete si basano sull’idea del controllo del cibo, sulla sua limitazione e sul senso del sacrificio da attuare.
Ci si dimentica,però, che il nostro rapporto con il cibo è basato sul piacere, per cui a lungo andare ogni dieta, basata sulla limitazione e sulla privazione, tenderà a naufragare.

La terapia efficace e stabile nel tempo, quindi, dovrà contemplare un’alimentazione basata sul piacere e non sul controllo ossessivo del cibo o sul perenne sacrificio di esso.

 La persona dovrà essere guidata a trovare quel sano equilibrio che contempli sia la sensazione del piacere del mangiare, sia la ricerca della sua salute e forma estetica.
La terapia vincente si baserà sul paradosso:”se non te lo concedi sarà irrinunciabile; se te lo concedi, ne potrai poi fare a meno!”

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