Psicofarmaci e depressione

Psicofarmaci e depressione  psicofarmaci e depressione

Gli psicofarmaci sono dei farmaci psicoattivi per la cura di svariate malattie psichiatriche e neurologiche; per questo motivo vengono somministrati anche nei casi di depressione. L’uso degli psicofarmaci nella cura della depressione inizia negli anni ’50-60 e prosegue fino ai nostri giorni con sempre più specificità a livello di composizione chimica, di funzionalità ed efficacia risolutiva.

 Il mondo accademico-scientifico propende per una concezione multifattoriale della depressione. Parlare solo di fattori biologici o psicologici, significa essere riduttivi e miopi nei riguardi di questa sofferenza. La cosa è avvalorata dal fatto che il connubio psicofarmaci e psicoterapia dà più dell’80% di guarigione rispetto a uno dei singoli approcci curativi. Esistono ,infatti, depressioni causate da mutamenti ormonali e altre da eventi, situazioni, vissuti soggettivi che, a loro volta, causano modificazioni biologiche. Se è vero che degli eventi esistenziali quali il pensionamento, la sofferenza fisica, la perdita di qualche persona cara, un crollo economico, una delusione d’amore, possono causare una depressione psicologica, è altrettanto vero che fattori ormonali premestruali, post-partum, stagionali, ne possono causare l’insorgenza. Per tali ragioni è consigliabile una cura non riduttiva che preveda due approcci paralleli di aiuto: psicofarmaci e psicoterapia.

 psicofarmaci e depressioneFunzione degli psicofarmaci e depressione 

Oggi parlare di depressione, ansia, attacchi di panico, fobie, ossessioni-compulsioni, non è più un fatto esoterico e nebuloso, ma specifico ed efficace.
Dal punto di vista neurobiologico si ritiene che la depressione sia spiegabile a causa di una disfunzione di neurotrasmettitori o messaggeri chimici, dei quali i più conosciuti sono la serotonina, la noradrenalina, la dopamina.
Queste sostanze sono come dei “pony-espress”che trasmettono informazioni tra le cellule nervose. Questi messaggeri chimici sono rilasciati in uno spazio ristretto tra due neuroni, chiamato sinapsi.
Nei depressi si nota una riduzione di rilascio di tali neurotrasmettitori; ciò però non ci dice se ne è la causa o l’effetto della depressione. A noi curatori interessa prendere atto di tale mancanza o riduzione dei messaggeri chimici e far sì che si ristabilisca l’equilibrio psico-biologico nella persona.

Gli psicofarmaci nella depressione hanno l’obiettivo di aumentare la concentrazione dei neurotrasmettitori, all’interno della sinapsi, con due strategie: bloccare la loro distruzione o inibire il processo di recupero (ricaptazione) della sostanza  lasciandola maggiormente nella fessura sinaptica.
                                     

La prima strategia ha fatto sviluppare una classe di psicofarmaci, chiamati I-MAO che non hanno avuto un grande successo a causa degli effetti collaterali pesanti e perché richiedono una dieta che escluda i cibi ricchi di tiramina ( formaggi, fegato, insaccati, frattaglie, cioccolato, frutta secca, banane, caffè, vino).
Gli effetti indesiderati più pericolosi sono quelli a carico del fegato (forma di tossicità) del S.N.C. (tremori, insonnia, eccitabilità, agitazione psicomotoria) del sistema cardiovascolare con ipotensione ortostatica.   psicofarmaci e depressione
Gli IMAO bloccano la distruzione degli stimolanti prodotti dal nostro cervello di cui sembra sia carente il depresso. In questo modo si ha una stimolazione e una riduzione dei sintomi depressivi.
La seconda strategia ha sviluppato sia gli psicofarmaci antidepressivi triciclici,  sia gli psicofarmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), sia della noradrenalina (NARI) o di tutti e due (SNRI), sia psicofarmaci antidepressivo noradrenergico e serotoninergico-specifico (NASSA).
Gli antidepressivi triciclici prendono il nome dalla loro forma molecolare a tre cerchi; essi sono efficaci, ma non specifici come i secondi, in quanto “sparano nel mucchio”.   La loro efficacia si manifesta non prima dei 10-14 giorni; la terapia viene iniziata con un aumento graduale di dosaggio, successivamente stabilizzata per alcuni mesi con una dose di mantenimento, per poi venire scalata lentamente.
Psicofarmaci e depressione specifica
Il gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, sono gli antidepressivi per elezione nella depressione mono polare. Essi agiscono sul sistema serotoninergico e hanno soppiantato i vecchi triciclici, in quanto sono farmaci mirati, specifici, maneggevoli e con meno effetti collaterali. Il più conosciuto è il Prozac, detto anche” la pillola della felicità”,in quanto è stato oggetto di una gigantesca campagna di marketing con un profondo impatto sulla opinione pubblica. La vendita dei nuovi antidepressivi sfiora il 90% dei quasi 350 milioni di euro spesi per  essi.
Psicofarmaci e depressione: la statistica 
Undici milioni di Italiani assumono psicofarmaci per il trattamento della depressione. Si tratta di un dato rilevante ben al di sopra, di quattro volte, della media europea, secondo l’Agenzia per il farmaco e l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa. Si evidenzia che il 20% degli italiani soffre di depressione ed è curata con psicofarmaci. 
Psicofarmaci e depressione: nuovi studi psicofarmaci e depressione
Da 10-15 anni gli studiosi, oltre che interessarsi a quanto avviene nella sinapsi e nel ricettore, hanno approfondito le loro conoscenze rispetto a ciò che avviene anche nella cellula e nel nucleo. Si è iniziato a studiare le proteine intracellulari come il CREB (camp response element brinding protein) e il BDNF (brain derived neutrophic factor) appartenente alla famiglia delle neurotrofine. Studi recenti dimostrano che gli stati depressivi sono accompagnati da modificazioni ed alterazioni funzionali del CREB E DEL BDNF. Tali dati aprono nuovi scenari per quanto concerne la comprensione del meccanismo che sta alla base dello stato depressivo e la messa a punto di nuovi antidepressivi.
E’ un crescendo di studi e di sforzi per migliorare la cura e per avere meno effetti collaterali rispetto a quelli attuali.
D’altra parte, ciò induce a non assolutizzare ogni teoria o ricerca come se fosse la panacea contro la depressione. Sappiamo di certo che ci troviamo ad affrontare una sofferenza dai mille volti e dalle molteplici implicazioni bio-psiche-sociali e che in proiezione futura diverrà la seconda causa di morbilità!
Grazie anche alle nuove biotecnologie, si sta studiando come ridurre l’assunzione dei farmaci ottenendo la stessa efficacia con una dose minore e senza il fastidio degli effetti collaterali. Oggi la tecnologia di drug delivery (rilascio del farmaco) è allo studio delle case farmaceutiche e si spera di arrivare ad assumere solo quello di cui abbiamo di bisogno, senza l’attuale dispersione dello stesso farmaco e delle conseguenze fastidiose o nocive degli effetti collaterali.
Ci preme ribadire il concetto che per guarire dalla depressione risulta fondamentale accoppiare i due trattamenti d’elezione: psicofarmaci e psicoterapia.

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